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Riscaldamento a Bologna: si parte il 1° novembre

Nel 2026 il calendario nazionale della zona E non basta: l’ordinanza comunale rinvia l’accensione degli impianti civili. Restano da distinguere ore, temperature ed esenzioni.

Un calendario illustrato volta pagina sopra un radiatore domestico, richiamando il rinvio dell’accensione del riscaldamento a Bologna.
Illustrazione concettuale, non un calendario ufficiale: a Bologna l’avvio degli impianti civili è fissato al 1° novembre, con le eccezioni previste dall’ordinanza. Immagine generata dall’IA

A Bologna, quest’autunno, cercare soltanto la data di accensione prevista per la zona climatica E porta alla risposta sbagliata. Il calendario nazionale indica il 15 ottobre, ma per la stagione 2026/2027 l’ordinanza comunale fissa al 1° novembre l’avvio degli impianti termici a uso civile. La disposizione comprende anche il riscaldamento civile a biomassa e prevede eccezioni specifiche.

La pagina informativa del Comune, aggiornata il 5 ottobre, conferma il nuovo appuntamento. Per chi abita in condominio o gestisce un impianto autonomo, il punto non è quindi soltanto impostare un orario: bisogna controllare quale regola si applica all’edificio. La zona climatica resta il riferimento generale, ma non sostituisce l’atto locale della stagione in corso.

Perché il calendario cambia

Il riferimento è l’ordinanza 760103/2026, sottoscritta il 28 settembre, sulle misure per la qualità dell’aria. Nel testo il Comune richiama la deliberazione regionale 1505 del 7 settembre: il rinvio dell’accensione rientra fra le misure compensative individuate per prescindere dalla limitazione strutturale dei veicoli diesel Euro 5 nei comuni emiliano-romagnoli con più di 100.000 abitanti.

Il perimetro del rinvio al riscaldamento, però, non coincide semplicemente con quell’elenco di grandi città. La disposizione regionale richiamata riguarda i comuni delle zone di Pianura ovest, Pianura est e dell’Agglomerato di Bologna. Non significa che ogni località dell’Emilia-Romagna, comprese quelle montane, abbia automaticamente lo stesso calendario. Per Bologna il passaggio è esplicito: il punto 2.2 dell’ordinanza stabilisce la decorrenza dal 1° novembre 2026 in tutto il territorio comunale.

È una misura già adottata, non una proposta in discussione. Allo stesso tempo non va trasformata nella previsione che a ottobre farà abbastanza caldo, né nella promessa di un risparmio uguale per ogni famiglia. L’atto disciplina l’utilizzo degli impianti; non descrive le condizioni di comfort del singolo appartamento.

Quattordici ore non significa accensione continua

Il DPR 74/2013 prevede, per la zona E, il periodo ordinario dal 15 ottobre al 15 aprile e un massimo di quattordici ore giornaliere. Lo stesso decreto consente ai sindaci di modificare periodi e durata a fronte di comprovate esigenze. È per questo che una tabella nazionale corretta può non essere sufficiente a programmare il riscaldamento di casa.

La scheda comunale di Bologna indica, insieme all’avvio del 1° novembre, un massimo di quattordici ore al giorno, comprese fra le 5 e le 23. Quella fascia non autorizza a lasciare acceso l’impianto per tutte le ore che contiene. Le ore consentite possono essere distribuite nella giornata: apertura della finestra oraria e durata effettiva sono due limiti diversi.

In un edificio con impianto centralizzato, il singolo residente non determina da solo l’orario della centrale. Il decreto prevede che proprietario o amministratore espongano una tabella con periodo e orario prescelti e i riferimenti del responsabile dell’impianto. Prima di affidarsi al messaggio della chat condominiale, conviene verificare quell’avviso e chiedere che rifletta le disposizioni della nuova stagione.

La temperatura è un limite separato

L’ordinanza bolognese stabilisce un massimo di 19 °C nelle case, negli uffici, nelle attività commerciali e nei luoghi destinati ad attività ricreative, associative o di culto. Per gli ambienti industriali e artigianali il limite indicato è di 17 °C. La pagina comunale precisa che il riferimento è la media ponderata delle temperature dell’aria misurate nei singoli ambienti riscaldati dell’unità immobiliare.

Non è la temperatura dell’acqua che circola nei radiatori, né un numero da trasferire senza criterio sulle impostazioni della caldaia. Inoltre, il limite nazionale generale di 20 °C più tolleranza non va riportato automaticamente come regola locale: il punto 2.1 dell’ordinanza contiene una prescrizione distinta. Per configurazioni e verifiche dell’impianto occorre rivolgersi a chi ne cura la gestione tecnica.

Le esenzioni non sono tutte uguali

Per la data di accensione, il punto 2.2 esclude ospedali, case di cura, scuole e le altre casistiche richiamate dall’articolo 4, comma 5, del DPR 74/2013. Il testo comprende quindi deroghe, ma non un’esenzione indistinta per tutte le abitazioni dove qualcuno preferirebbe anticipare l’avvio.

Le eccezioni al limite di temperatura sono elencate separatamente. Il punto 2.1 cita anche i luoghi che ospitano attività sportive e gli edifici in cui il riscaldamento è interamente generato da fonti rinnovabili non emissive, con gli esempi riportati nell’atto. Non è corretto trasferire automaticamente quell’elenco alla data di accensione: i due punti regolano aspetti differenti. Un impianto particolare va valutato nel suo contesto, non sulla base del solo nome della tecnologia.

Anche la regola nazionale sull’uso fuori stagione richiede cautela. Il DPR ammette l’attivazione in presenza di condizioni climatiche che la giustifichino, con una durata giornaliera non superiore alla metà di quella ordinaria. Non va letta come una scorciatoia automatica per ignorare il rinvio locale. In caso di necessità o dubbi, il riferimento resta il responsabile dell’impianto insieme alle indicazioni aggiornate del Comune.

Cosa verificare prima di novembre

Il primo controllo riguarda il documento: anno, territorio e punto applicabile dell’ordinanza. Il secondo riguarda l’edificio: impianto centralizzato o autonomo, eventuale destinazione d’uso esentata e soggetto responsabile. Il terzo è operativo: orari programmati e manutenzione prevista. Una vecchia tabella salvata sul telefono può riportare correttamente la zona E e, nello stesso tempo, non raccontare la regola del 2026.

L’attesa non richiede interventi improvvisati su caldaie o valvole. Nel suo decalogo del 2025, ENEA richiama la manutenzione e consiglia di non schermare i radiatori con mobili o tende, perché ostacolano la diffusione del calore. Sono indicazioni generali utili per preparare la casa, non una garanzia di riduzione della bolletta né un’alternativa alle verifiche tecniche.

Per chi usa legna o pellet, infine, il calendario non esaurisce gli obblighi: l’ordinanza contiene anche limiti legati alle prestazioni emissive dei generatori e alle misure antismog. Avere raggiunto la data di accensione non rende automaticamente utilizzabile qualsiasi stufa. La domanda utile, a Bologna, è dunque doppia: da quando può partire il mio impianto, e a quali condizioni? Quest’anno la sola risposta «dal 15 ottobre, perché siamo in zona E» non basta.

Nota editoriale. Informazione generale, non consulenza legale o tecnica. Fonti consultate il 6 ottobre 2026. Verificare eventuali aggiornamenti del Comune e rivolgersi al responsabile dell’impianto o a un tecnico qualificato per il caso concreto.

Fonti

  1. Comune di Bologna, Accensione degli impianti di riscaldamento, aggiornamento del 5 ottobre 2026: avvio del 1° novembre, quattordici ore, fascia 5-23 e temperature
  2. Comune di Bologna, ordinanza 760103/2026 del 28 settembre: quadro regionale, punti 2.1 e 2.2 su temperature, calendario ed eccezioni, ulteriori limiti per la biomassa
  3. Gazzetta Ufficiale, DPR 74/2013, articolo 4: calendario nazionale, durata, uso fuori stagione, deroghe e tabella dell’impianto condominiale
  4. Gazzetta Ufficiale, DPR 74/2013, articolo 5: facoltà dei sindaci di modificare periodi, durata e temperature per comprovate esigenze
  5. ENEA, decalogo sul riscaldamento del 23 ottobre 2025, aggiornato il 3 novembre 2025: manutenzione e radiatori non schermati; indicazioni generali, non un nuovo annuncio 2026

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Chiara Bruno, Senior Editor, Edizione italiana di Sona News
Scritto da
Chiara Bruno
Senior Editor, Edizione italiana, Sona News

Chiara Bruno guida l’edizione italiana di Sona News e racconta economia, società e cultura con uno stile chiaro e concreto.

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