Apophis passerà vicino nel 2029, ma non è un allarme
L’asteroide sarà più vicino di molti satelliti geostazionari, ma NASA ed ESA escludono impatti per almeno un secolo. La storia utile è scientifica: osservare bene un passaggio raro.

Il cielo produce titoli facili quando un asteroide passa vicino alla Terra. La parola vicino, però, va letta con la scala giusta. Apophis, scoperto nel 2004, arriverà il 13 aprile 2029 a una distanza inferiore a circa 32.000 chilometri dalla superficie terrestre. È meno della quota di molti satelliti geostazionari. È abbastanza vicino da essere un evento scientifico notevole. Non è, secondo le agenzie spaziali che lo monitorano, un allarme di impatto.
NASA scrive che l’asteroide passerà in modo sicuro e che non esiste rischio di collisione per almeno 100 anni. ESA dice la stessa cosa e ricorda che Apophis è stato rimosso dalla propria Risk List nel marzo 2021, dopo osservazioni radar che hanno raffinato l’orbita. È un punto importante: la storia di Apophis è anche la storia di come una previsione astronomica cambia quando arrivano più dati.
All’inizio, dopo la scoperta, le osservazioni erano meno precise e avevano lasciato aperte piccole probabilità di impatto in finestre future. Per qualche tempo il nome Apophis è diventato sinonimo di pericolo cosmico. Poi il lavoro lento dei telescopi e dei radar ha fatto ciò che la buona scienza deve fare: ha ridotto l’incertezza. Il risultato non è una profezia rassicurante, ma una misura molto più solida.
Nel 2029 l’asteroide sarà visibile a occhio nudo da parti di Europa, Africa e Asia, secondo ESA. Per l’Italia la visibilità concreta dipenderà da traiettoria apparente, orario locale, meteo e inquinamento luminoso; non serve trasformare l’evento in una promessa da calendario. Il punto più serio è che un corpo di circa 375 metri passerà abbastanza vicino da permettere osservazioni rare sulla sua forma, rotazione, superficie e risposta alla gravità terrestre.
La vicinanza non rende l’evento minaccioso, ma lo rende utile. ESA descrive Apophis come un laboratorio naturale: la gravità terrestre potrà modificare leggermente orbita e rotazione e forse muovere materiale in superficie. NASA ha reindirizzato la sonda OSIRIS-APEX, nata dalla missione OSIRIS-REx, per studiare l’asteroide dopo il passaggio. ESA lavora alla missione Ramses per arrivare prima dell’incontro e osservare il cambiamento da vicino.
Queste missioni contano perché la difesa planetaria non si costruisce con il panico. Si costruisce con cataloghi, misure, orbite aggiornate e prove operative. Il test DART ha già mostrato che una sonda può modificare il moto di un piccolo corpo. Apophis offre un’altra parte della stessa disciplina: guardare un grande asteroide mentre la natura compie l’esperimento al posto nostro.
Per i lettori italiani, la chiave è non confondere il linguaggio astronomico con quello del rischio quotidiano. Un oggetto può essere classificato come near-Earth o potentially hazardous perché la sua orbita merita attenzione, senza essere diretto verso la Terra. La sorveglianza serve proprio a evitare che il pubblico debba scegliere tra indifferenza e paura.
Quando arriverà il 2029, probabilmente vedremo molte immagini, simulazioni e mappe. Alcune saranno utili, altre cercheranno soltanto clic. La domanda corretta non sarà se Apophis è vicino, perché lo sarà davvero, ma che cosa sappiamo della sua orbita, chi lo sta misurando e quali dati nuovi porterà il passaggio. In questa storia, la calma non nasce dal minimizzare. Nasce dal fatto che il rischio è stato misurato.
Fonti
- NASA Science, “Apophis”, consultato l’8 luglio 2026. Verificato: flyby sicuro del 13 aprile 2029, distanza di circa 20.000 miglia / 32.000 km, esclusione di impatti per almeno 100 anni e missione OSIRIS-APEX.
- European Space Agency, “Apophis”, consultato l’8 luglio 2026. Verificato: passaggio a meno di 32.000 km, dimensione intorno a 375 m, visibilità da parti di Europa, Africa e Asia, rimozione dalla Risk List e missione Ramses.
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