Sona.
Notizie globali, contesto locale
Lifestyle

In biblioteca i giovani italiani non vanno soltanto per i libri

Istat: quasi un under 25 su tre ha frequentato una biblioteca nel 2025. Il prestito resta centrale, ma studio e incontro mostrano perché contano anche orari, accesso e qualità degli spazi.

Giovani adulti studiano e parlano a un tavolo di biblioteca mentre una mano avvicina una sedia blu a un libro aperto.
Il prestito resta l’attività più comune, ma i dati Istat mostrano che per molti giovani la biblioteca è anche spazio di studio e incontro. immagine generata da IA

Una biblioteca può essere raccontata contando i libri sugli scaffali. Per chi la usa, però, la misura decisiva è spesso più semplice: trovare una sedia, un tavolo, luce sufficiente e un luogo in cui restare senza dover comprare qualcosa. I nuovi dati Istat su lettura e biblioteche rendono visibile questa seconda funzione. Nel 2025 quasi una persona fino a 24 anni su tre è entrata almeno una volta in biblioteca.

Il dato esatto è il 30,9%, più del doppio della media nazionale riferita alla popolazione di tre anni e più, pari al 15,1%. Tra bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni la quota è circa una su tre. Non è il racconto di un boom: la frequentazione complessiva è tornata vicino al livello del 2019 dopo il crollo della pandemia ed è sostanzialmente stabile rispetto a dieci anni fa. È piuttosto una fotografia di chi entra e di che cosa va a cercare.

Va distinta anche dalla lettura in generale. L’indagine Istat “I cittadini e il tempo libero” stima che nel 2024 il 57,1% delle persone di almeno sei anni abbia letto almeno un libro nei dodici mesi precedenti, includendo tempo libero, motivi professionali o scolastici e altri scopi, esclusi i testi scolastici obbligatori. La biblioteca misura un comportamento diverso: non tutti i lettori la frequentano e non tutti gli utenti vi entrano soltanto per leggere un libro.

Il prestito resta, ma non racconta tutto

Tra chi frequenta una biblioteca, il prestito di libri è ancora l’attività più comune, indicata dal 50,9%. Seguono lettura e studio, al 36%, e la ricerca di informazioni, al 21,2%. Le medie cambiano molto con l’età. I bambini e gli anziani usano più spesso il prestito; tra i giovani di 20-24 anni oltre l’80% dei frequentatori usa la biblioteca come luogo di lettura o studio. La stessa stanza, quindi, svolge funzioni diverse nelle varie fasi della vita.

Non si tratta soltanto di visite occasionali. Istat calcola in media circa nove accessi all’anno tra gli utenti; il 41,5% entra almeno sei volte e il 30,7% dieci o più volte. Una soglia annuale non dice quante ore si resta né quanto sia buono il servizio, ma distingue una consuetudine da una gita. Per uno studente, un concorso, una sessione d’esami o un periodo in cui casa è troppo rumorosa, la continuità degli orari può valere quanto la collezione.

C’è poi la dimensione sociale, che va letta senza slogan. Tra gli utenti dagli 11 ai 24 anni, il 19,8% frequenta la biblioteca anche per incontrare amici; circa uno su dieci partecipa a lezioni o corsi. Questi numeri non dimostrano che una biblioteca elimini la solitudine, migliori automaticamente i voti o sostituisca i servizi educativi. Mostrano però che una parte dei giovani riconosce nell’edificio un luogo legittimo per stare con altri, oltre che per prendere un volume.

Il divario non si vede dal numero di scaffali

L’accesso è molto diseguale. Nel 2025 la quota di persone di almeno tre anni che ha frequentato una biblioteca è circa il 20% al Nord e il 9% nel Mezzogiorno. Tra i laureati dai 25 anni in su arriva al 22,8%; tra chi possiede al massimo la licenza elementare scende al 2,8%. Sono associazioni, non spiegazioni automatiche: istruzione, reddito, distanza, trasporti, orari, qualità degli spazi e abitudini culturali possono sovrapporsi. Ma la distanza tra le quote impedisce di trattare la biblioteca come un’opportunità distribuita in modo uniforme.

L’Anagrafe dell’ICCU censiva 13.662 biblioteche al 31 dicembre 2025. È una rete vasta, composta però da istituti differenti per amministrazione, funzione e modalità di accesso: biblioteche di enti territoriali, università, enti ecclesiastici, strutture statali e specialistiche. “Censita” non significa automaticamente aperta a tutti, vicina, accessibile la sera o dotata di posti studio. Il numero nazionale descrive la presenza; per il lettore conta il servizio concretamente raggiungibile.

Anche il digitale amplia la porta senza sostituire l’edificio. Nel 2025 il 6,6% delle persone di almeno sei anni ha usato servizi bibliotecari online per consultare cataloghi o libri, prenotare prestiti o svolgere altre operazioni. Il 2,8% ha usato soltanto il canale online e il 3,8% ha combinato accessi virtuali e fisici. Considerando insieme le due modalità, gli utenti arrivano al 17,7%. È un’estensione utile, ma richiede una tessera, un catalogo comprensibile, contenuti disponibili e competenze per trovarli.

Come capire che cosa offre la biblioteca più vicina

La verifica pratica può cominciare dall’Anagrafe ICCU o dal portale bibliotecario regionale e proseguire sul sito della singola sede. Prima di attraversare la città conviene controllare sei cose: orari effettivi e chiusure estive; eventuale prenotazione del posto; requisiti per iscrizione e prestito; disponibilità di Wi-Fi e prese elettriche; accessibilità fisica e servizi per esigenze specifiche; catalogo online, prestito digitale e possibilità di ritirare un libro in una sede diversa. Una biblioteca può essere ottima per studiare e modesta per il prestito, o viceversa.

Il Piano nazionale d’azione per la promozione della lettura 2024-2026 riconosce il problema a livello pubblico. Tra le priorità indica il superamento dei divari tra Nord e Sud, città e aree interne; la parità di accesso per persone con disabilità o difficoltà di lettura; il rafforzamento di biblioteche, scuole, librerie e patti locali. Il documento è una strategia, non la prova che ogni obiettivo sia già realizzato. Offre però criteri con cui valutare le decisioni locali: reti, accessibilità, professionalità, servizi e misurazione dei risultati.

Il Manifesto IFLA-UNESCO sulle biblioteche pubbliche usa una formula ancora più concreta: uno spazio pubblicamente accessibile per produrre conoscenza, condividerla e scambiare informazione e cultura. Chiede strumenti di qualità per lettura e studio, tecnologie aggiornate e orari adeguati alla comunità. Letti accanto ai dati Istat, questi principi spostano la domanda. Non basta chiedere quanti libri possiede una biblioteca; bisogna chiedere chi riesce a entrare, quando può restare e che cosa può farvi.

Per molti giovani italiani la risposta è già più ampia del prestito: studiare, incontrarsi, seguire un corso, cercare informazioni, tornare più volte. La sedia disponibile non è un dettaglio d’arredo. È il punto in cui una collezione diventa servizio e un edificio diventa parte della vita quotidiana. I numeri non autorizzano a idealizzare tutte le biblioteche; autorizzano a guardarle per ciò che fanno, non soltanto per ciò che conservano.

Nota editoriale. Informazione generale su dati statistici e servizi culturali. Orari, accesso, iscrizione, prestito, disponibilità di posti e servizi digitali cambiano tra reti e singole biblioteche: verificare sempre le informazioni ufficiali aggiornate della sede interessata.

Fonti

  1. Istat, “Libri e biblioteche: abitudini di lettura e frequentazione – Anni 2024 e 2025”, pubblicato il 9 luglio 2026 e consultato il 15 luglio 2026. Verificato: quote di lettura e frequentazione, differenze per età, genere, territorio e istruzione, frequenza delle visite, attività svolte e accesso online.
  2. Istat, tavole dati “Lettura di libri, prelettura e biblioteche 2024-2025”, consultate il 15 luglio 2026. Verificato: definizioni, denominatori, fasce d’età e valori tabellari richiamati nel rapporto.
  3. ICCU, Anagrafe delle biblioteche italiane, “Statistiche sui dati al 31/12/2025”, pubblicate l’11 marzo 2026 e consultate il 15 luglio 2026. Verificato: totale di 13.662 biblioteche censite e distinzione per regione, amministrazione, funzione, accesso e ore di apertura.
  4. Ministero della Cultura e Ministero dell’Istruzione e del Merito, “Piano nazionale d’azione per la promozione della lettura 2024-2026”, consultato il 15 luglio 2026. Verificato: priorità su divari territoriali, accessibilità, reti locali, biblioteche scolastiche, professionalità e monitoraggio.
  5. IFLA-UNESCO, “Manifesto delle biblioteche pubbliche 2022”, traduzione italiana ufficiale, consultato il 15 luglio 2026. Verificato: biblioteca come spazio pubblicamente accessibile, pari opportunità, strumenti per lettura e studio, tecnologie e orari adeguati alla comunità.

Aiutaci a migliorare

Questo articolo ti è stato utile?

Un riscontro anonimo aiuta Sona a migliorare articoli, titoli e contesto delle fonti.

A seguire

Tavola apparecchiata con cibo condiviso e telefoni girati a faccia in giù in una ciotola, per raccontare pasti senza schermo e connessione sociale.
Lifestyle
La cena senza telefono è una piccola infrastruttura sociale

Non basta mettere gli schermi in una ciotola per risolvere la solitudine. Ma il ritorno di pasti lenti e conversazioni ripetute segnala un bisogno reale: tempo ordinario con altre persone.

Continua a leggere

Altri articoli in Lifestyle

Tavola apparecchiata con cibo condiviso e telefoni girati a faccia in giù in una ciotola, per raccontare pasti senza schermo e connessione sociale. Lifestyle
La cena senza telefono è una piccola infrastruttura sociale
Blister contraccettivo, anello e impianto accanto a una sequenza temporale con un sobrio punto di revisione. Salute
Desogestrel ed etonogestrel: il rischio è raro, la cautela cambia
Chiave di guest house su tessere-notte separate, con il castello di Edimburgo oltre una finestra bagnata dalla pioggia. Viaggi
A Edimburgo la tassa di soggiorno si ferma dopo cinque notti
Chiara Bruno, Senior Editor, Edizione italiana di Sona News
Scritto da
Chiara Bruno
Senior Editor, Edizione italiana, Sona News

Chiara Bruno guida l’edizione italiana di Sona News e racconta economia, società e cultura con uno stile chiaro e concreto.

Leggi il prossimo La cena senza telefono è una piccola infrastruttura sociale