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Antibiotici avanzati: non sono una cura per il raffreddore

Un blister rimasto in casa non sostituisce una nuova valutazione medica. In vista della giornata europea del 18 novembre, le indicazioni di AIFA ed ECDC su riuso, dosi residue e sintomi che sembrano uguali.

Blister parzialmente vuoto in un cassetto verde accanto a un fazzoletto bianco, illustrazione sul riuso degli antibiotici avanzati per il raffreddore.
Scena concettuale, non un medicinale identificabile: le dosi rimaste da una terapia non vanno riutilizzate autonomamente per nuovi sintomi. Immagine generata dall’IA

Il naso torna a colare, la gola brucia e nel cassetto c’è ancora un antibiotico preso mesi fa. La tentazione è comprensibile: i sintomi sembrano gli stessi, il farmaco è già disponibile. Ma il passaggio decisivo manca. Una confezione avanzata non dice quale infezione ci sia adesso, né se serva una terapia antibiotica. Raffreddore e influenza, causati da virus, non si curano con questi medicinali.

Il richiamo è utile in questo autunno, mentre l’ECDC prepara la Giornata europea degli antibiotici del 18 novembre. La campagna 2026 mette al centro i bambini, soprattutto i più piccoli, e chi se ne prende cura. Non introduce un nuovo divieto: riporta l’attenzione su una regola già presente nelle indicazioni sanitarie, non trasformare gli avanzi di una cura in una prescrizione per la successiva.

Gli stessi sintomi non significano la stessa malattia

Nei messaggi rivolti al pubblico, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie descrive proprio questo equivoco. Diverse malattie della stagione fredda possono provocare sintomi simili, ma richiedere trattamenti differenti. Essere guariti dopo una precedente prescrizione non permette di stabilire da soli che lo stesso antibiotico sia appropriato anche questa volta.

AIFA ricorda che gli antibiotici contrastano i batteri e sono essenziali per trattare le infezioni batteriche quando indicati. Il loro impiego contro malattie causate da altri agenti, come i virus, è invece inappropriato, salvo situazioni nelle quali uno specialista identifichi il rischio di una sovrapposizione batterica. È una valutazione clinica, non una precauzione da decidere aprendo il cassetto dei medicinali.

Questo non significa che ogni tosse o mal di gola possa essere ignorato, né che un antibiotico non serva mai durante una malattia respiratoria. Significa distinguere il sintomo dalla diagnosi. Se il medico rileva un’infezione batterica che richiede quel trattamento, la prescrizione ha una ragione specifica. Il ricordo di sintomi somiglianti, da solo, non la sostituisce.

Il blister avanzato non è una riserva per l’autunno

L’ECDC include nell’automedicazione sia il ricorso ad antibiotici senza prescrizione sia l’utilizzo di quelli rimasti da trattamenti precedenti senza consultare prima un medico. Le indicazioni sono esplicite: non conservarli per un uso futuro, non riutilizzarli autonomamente e non condividerli con altre persone. Anche se il medicinale era stato prescritto a un familiare, la valutazione riguardava quella persona e quella malattia.

Le dosi residue, però, non dimostrano automaticamente che qualcuno abbia interrotto la cura. L’ECDC contempla il caso in cui siano state ricevute più dosi di quelle prescritte. Dopo aver completato il trattamento indicato, la domanda utile da fare al farmacista è come smaltire ciò che resta, non per quale futuro raffreddore potrebbe tornare comodo.

Anche la ASL di Teramo, nella propria informazione al pubblico, invita a non riutilizzare o conservare l’antibiotico eventualmente avanzato dopo la fine del ciclo prescritto. Il punto non è soltanto la scadenza stampata sulla scatola: un prodotto ancora entro la sua validità non diventa per questo adatto a una nuova infezione. Disponibilità, conservazione e indicazione terapeutica sono questioni diverse.

Prenderlo «per sicurezza» non è una scelta neutra

Per un raffreddore o un’influenza, un antibiotico non accelera la guarigione. Non è un antidolorifico e non è un trattamento diretto della febbre. L’ECDC segnala inoltre possibili effetti indesiderati, fra cui diarrea, nausea ed eruzioni cutanee. Assumere un medicinale senza un beneficio atteso non elimina questi rischi soltanto perché è un prodotto già conosciuto.

C’è poi la resistenza agli antibiotici. AIFA la descrive come il processo attraverso il quale i batteri diventano resistenti a medicinali prima capaci di contrastarli; l’uso eccessivo o inappropriato accelera il fenomeno. Non è il corpo che si abitua all’antibiotico: sono i batteri a poter diventare più difficili da trattare. Per questo il problema riguarda sia il singolo paziente sia la salute pubblica.

Evitare l’automedicazione non equivale a rifiutare gli antibiotici quando servono. Il messaggio delle autorità è conservarne l’utilità attraverso un impiego appropriato, non presentare ogni prescrizione come sospetta. La distinzione è importante soprattutto quando il timore degli effetti indesiderati rischia di spingere una persona a cambiare da sola una cura necessaria.

La durata della cura non la decide la confezione

Quando un antibiotico viene prescritto, AIFA indica di assumerlo alle dosi stabilite e per il tempo necessario. Non va abbreviata autonomamente la terapia perché ci si sente meglio, ma neppure prolungata soltanto per esaurire la scatola. Il riferimento è l’indicazione ricevuta, non il numero di compresse rimaste. Dubbi, disturbi o cambiamenti dei sintomi vanno riferiti al professionista che segue la cura.

Prima di iniziare, è utile chiarire con medico o farmacista come seguire la prescrizione e quali istruzioni consultare in caso di dubbi. Comunicare le altre terapie e le condizioni personali permette di valutare aspetti che una vecchia confezione non racconta. Non occorre cercare online una dose universale: la scelta del medicinale e del trattamento dipende dalla situazione clinica.

Bambini e famiglie al centro della campagna europea

L’ECDC dedica l’edizione 2026 ai bambini perché sono un gruppo frequentemente esposto agli antibiotici, mentre molte comuni infezioni dell’infanzia non li richiedono. L’obiettivo dichiarato è aiutare genitori e caregiver a capire quando questi medicinali servono, quali effetti indesiderati possono avere e quando chiedere un parere medico. Non è un invito a diagnosticare a casa l’origine di un’infezione.

Al momento della verifica, l’ECDC annuncia i materiali della campagna per l’inizio di novembre e i nuovi dati su consumi e resistenze per il 18 novembre: non sono risultati già pubblicati. Nel frattempo restano valide le indicazioni pratiche sull’automedicazione. Se i sintomi persistono o preoccupano, va consultato il medico; l’eventuale disponibilità di antibiotici in casa non è una ragione per rimandare il confronto.

Il controllo da fare davanti al cassetto è quindi semplice, ma diverso da quello più immediato. Non basta chiedersi se il farmaco sia scaduto: bisogna sapere se esiste una prescrizione appropriata alla situazione attuale. Gli avanzi di una terapia conclusa vanno gestiti con il farmacista. La disponibilità di un farmaco in casa non è un’indicazione a prenderlo.

Nota editoriale. Informazione sanitaria generale, non diagnosi né consiglio medico individuale. Fonti verificate il 21 ottobre 2026. Per decidere se serve un antibiotico, modificare una terapia o valutare sintomi persistenti o preoccupanti rivolgersi al medico; per lo smaltimento chiedere al farmacista.

Fonti

  1. AIFA, Farmaci antibiotici: indicazioni, prescrizione, dosi, durata e resistenza dei batteri
  2. ECDC, messaggi per il pubblico sull’automedicazione: sintomi simili, antibiotici avanzati, effetti indesiderati e smaltimento
  3. ASL di Teramo, informazione sanitaria su raffreddore, influenza e mancato riuso degli antibiotici residui
  4. ECDC, Giornata europea degli antibiotici 2026: attenzione a bambini e caregiver, materiali e dati ancora attesi a novembre

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Chiara Bruno, Senior Editor, Edizione italiana di Sona News
Scritto da
Chiara Bruno
Senior Editor, Edizione italiana, Sona News

Chiara Bruno guida l’edizione italiana di Sona News e racconta economia, società e cultura con uno stile chiaro e concreto.

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