Android dovrà aprire 11 funzioni agli assistenti IA concorrenti
Le misure UE sono vincolanti, ma non cambiano il telefono oggi: arriveranno con Android 18 entro agosto 2027. Dalla voce alle azioni tra app, la scelta aumenta insieme alle domande su consenso e dati.

Installare un assistente di intelligenza artificiale su un telefono Android non significa ancora dargli le stesse possibilità di Gemini. Può rispondere dentro la propria app, ma non necessariamente essere richiamato a schermo spento, capire ciò che accade nelle altre applicazioni o completare un’azione al posto dell’utente. Il 16 luglio la Commissione europea ha deciso che questa distanza dovrà ridursi: Google sarà tenuta ad aprire agli assistenti concorrenti 11 funzioni del sistema operativo.
La decisione è vincolante e nasce dal Digital Markets Act, ma non è un aggiornamento scaricabile oggi. La maggior parte delle misure dovrà arrivare con Android 18 e comunque entro il 1° agosto 2027. Un secondo provvedimento obbliga Google a condividere da gennaio 2027 dati di ricerca anonimizzati con motori idonei, compresi i chatbot che offrono funzioni di ricerca. Le due decisioni mirano allo stesso punto: impedire che il vantaggio accumulato nel sistema operativo e nelle ricerche renda impraticabile un’alternativa.
Che cosa potrà fare un assistente diverso da Gemini
Le 11 funzioni sono organizzate attorno a quattro capacità. La prima è farsi chiamare: l’utente potrà associare un assistente al pulsante centrale o a una parola di attivazione, anche con display spento quando il dispositivo lo consente. La seconda è comprendere il contesto, per esempio dati che un’app ha scelto di conservare sul telefono, contenuti dello schermo o segnali dei sensori. La terza è agire: inviare un messaggio, creare una nota, modificare un’impostazione o eseguire più passaggi dentro app diverse. La quarta è usare risorse del dispositivo, dai modelli IA locali all’esecuzione in background.
Il salto pratico non è quindi avere un’altra icona nella schermata iniziale. È poter dire al servizio scelto di aggiungere un appuntamento al calendario preferito, preparare una risposta in una chat o trasferire gli elementi di una lista nell’app di un supermercato. Per alcune attività l’assistente userà integrazioni strutturate predisposte dalle app; per altre potrà operare in una finestra virtuale separata, mentre la persona continua a usare il telefono. Google dovrà offrire documentazione, test e assistenza tecnica senza imporre che il servizio concorrente diventi predefinito per ogni compito.
Una parte arriverà più tardi. La possibilità di tenere attive contemporaneamente più parole di richiamo, così da usare assistenti diversi per compiti diversi, è prevista con Android 19 e non oltre il 1° agosto 2028. La decisione non promette inoltre che ogni vecchio telefono riceverà tutte le funzioni. La Commissione dice che non servirà aggiungere hardware che il dispositivo non possiede già e lascia ai produttori la possibilità di personalizzare Android, purché non blocchino l’interoperabilità. Versione del sistema, supporto del costruttore e capacità tecniche resteranno quindi decisivi.
Più scelta significa anche più permessi
Aprire microfono, fotocamera, schermo, posizione, dati delle app e funzioni di sistema a un assistente è utile proprio perché è un accesso profondo. Per la stessa ragione richiede misura. Le specifiche prevedono consenso esplicito dell’utente e, per cinque aree più sensibili, tra cui automazione dello schermo, integrazione con le app e accesso centralizzato ai dati locali, consentono a Google di fissare criteri oggettivi e non discriminatori di sicurezza e privacy. Anche soggetti indipendenti dovranno poter certificare il rispetto dei requisiti.
Questo non risolve in anticipo ogni rischio. Un consenso può essere chiaro o confuso; un servizio può elaborare localmente oppure inviare informazioni al cloud; un’automazione può fallire nel passaggio più delicato. Prima del rilascio pubblico, Google dovrà pubblicare una bozza dei criteri di ammissione entro febbraio 2027 e le condizioni definitive entro maggio. La qualità della scelta dipenderà dunque da schermate dei permessi comprensibili, registri delle azioni, conferme nei punti sensibili e un modo semplice per revocare l’accesso.
I dati di ricerca non sono una copia della cronologia
La seconda decisione è meno visibile sul telefono, ma importante per la concorrenza. Google dovrà mettere a disposizione dati su query, clic, visualizzazioni e posizione dei risultati che usa per migliorare Search. I destinatari potranno servirsene per comprendere meglio una domanda, ordinare i risultati, aggiornare un indice o dare a un chatbot fonti recenti. Non potranno usarli per addestrare modelli di IA generalisti, costruire profili pubblicitari o replicare sistematicamente la pagina dei risultati di Google.
La Commissione precisa che non saranno condivisi account né cronologie personali. Il processo deve eliminare identificativi diretti e collegamenti tra le query, sopprimere ricerche molto rare o lunghe e generalizzare metadati come posizione, lingua e tipo di dispositivo. Ogni persona dovrà rientrare in un gruppo di almeno mille utenti con caratteristiche equivalenti; accordi contrattuali, ambienti separati, limiti di conservazione e audit annuali dovranno ridurre ulteriormente il rischio di reidentificazione. I dati non diventano per questo innocui: una ricerca può contenere informazioni su altre persone, e il GDPR continua ad applicarsi.
Google contesta il bilanciamento. In una dichiarazione riportata dall’Associated Press, il responsabile degli affari globali Kent Walker ha sostenuto che le misure potrebbero esporre ricerche private a società poco conosciute e indebolire segreti commerciali e sicurezza. La Commissione risponde con filtri di idoneità, audit, limitazioni d’uso e la facoltà di escludere soggetti che presentino rischi seri per cybersicurezza o protezione dei dati. È un confronto reale, non una questione già chiusa: l’efficacia dell’anonimizzazione dovrà essere verificata nell’uso e le misure potranno essere riesaminate.
Che cosa deve fare oggi chi usa Android
Nulla, per ora. Non esiste un nuovo interruttore da cercare e non c’è motivo di cambiare telefono per questa decisione. Quando Android 18 e i servizi compatibili arriveranno nell’Unione europea, la verifica utile sarà concreta: quale assistente è impostato per la voce; quali funzioni può usare; quali app hanno autorizzato l’integrazione; quali dati restano sul dispositivo e quali vanno online; come si conferma un acquisto, un invio o una modifica; come si cancella la cronologia del servizio e si revocano i permessi.
La novità non consiste nel sostituire un monopolio visivo con una fila di pulsanti colorati. Consiste nel separare la scelta del servizio dai privilegi tecnici del proprietario del sistema operativo. Se le scadenze saranno rispettate, un assistente alternativo potrà fare più di quanto fa oggi. Se consenso, sicurezza e trasparenza resteranno deboli, più accesso produrrà soltanto più superficie di rischio. Il cambiamento vero si misurerà nel 2027: non dal numero di assistenti installabili, ma da quanto saranno capaci senza chiedere più dati del necessario.
Nota editoriale. Informazione generale su tecnologia, concorrenza e protezione dei dati. Funzioni, date e compatibilità possono cambiare durante l’implementazione o per decisioni giudiziarie e tecniche. Prima di concedere accessi profondi a un assistente IA, verificare le informazioni ufficiali del sistema operativo, del produttore del dispositivo e del fornitore del servizio.
Fonti
- Commissione europea, “Commission provides guidance to Google for AI interoperability on Android and sharing of Google Search data under the Digital Markets Act”, 16 luglio 2026, consultato il 18 luglio 2026. Verificato: natura vincolante delle due decisioni, finalità, scadenze generali, differenza rispetto a un procedimento di non conformità e tutele dichiarate.
- Commissione europea, “Alphabet specification proceedings – Interoperability for AI services”, decisione finale e Q&A del 16 luglio 2026, consultati il 18 luglio 2026. Verificato: 11 funzioni Android, casi d’uso, consenso, criteri di idoneità, Android 18/19, scadenze 2027-2028 e ruolo dei produttori.
- Commissione europea, misure finali DMA.100220 sull’interoperabilità dei servizi IA con Google Android, adottate il 16 luglio 2026 e consultate il 18 luglio 2026. Documento primario allegato alla decisione.
- Commissione europea, “Alphabet specification proceedings – Sharing of Google Search data”, decisione finale e Q&A del 16 luglio 2026, consultati il 18 luglio 2026. Verificato: dati coperti, usi ammessi e vietati, anonimizzazione, audit, idoneità, prezzo e calendario fino a gennaio 2027.
- Commissione europea, misure finali DMA.100209 sulla condivisione dei dati di Google Search, adottate il 16 luglio 2026 e consultate il 18 luglio 2026. Documento primario allegato alla decisione.
- Unione europea, Regolamento (UE) 2022/1925, Digital Markets Act, testo vigente consultato il 18 luglio 2026. Verificato: obblighi di interoperabilità dell’articolo 6(7) e accesso ai dati anonimizzati di ranking, query, clic e visualizzazioni dell’articolo 6(11).
- Associated Press, “EU Forces Google to Share Search Data and Open Android to Rival AI Companies”, 16 luglio 2026, consultato il 18 luglio 2026. Verificata la posizione pubblica attribuita a Kent Walker sulle obiezioni di Google in materia di privacy, segreti commerciali e sicurezza.
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