In Italia il 2,6% segnala lavori energetici recenti in casa
Eurostat colloca l’Italia all’ultimo posto dell’UE per interventi dichiarati negli ultimi cinque anni. Il dato misura isolamento, finestre o impianti in un’indagine, non la classe di ogni casa né un obbligo immediato di ristrutturare.

Il 2,6% non è la quota di case italiane “promosse” sul piano energetico. È la percentuale di persone che nel 2025 ha dichiarato di vivere in un’abitazione in cui, nei cinque anni precedenti, era stato realizzato almeno un intervento capace di migliorarne l’efficienza. Il dato Eurostat è il più basso nell’Unione, lontano dalla media del 23,9%, ma va letto per la domanda a cui risponde, non per quella che sembra suggerire a prima vista.
L’indicatore nasce dal modulo 2025 “Energia e ambiente” dell’indagine EU-SILC su reddito e condizioni di vita. Riguarda le persone nelle famiglie private, non un censimento tecnico degli edifici né le pratiche edilizie. Il confronto segue una cornice statistica comune, ma la risposta dipende dalla conoscenza che la famiglia ha dei lavori effettuati nell’abitazione o dal proprietario.
Che cosa entra nel 2,6%
La variabile comprende una o più misure tra isolamento termico di pareti, tetto o pavimento, sostituzione di finestre a vetro singolo con doppi o tripli vetri e installazione di un sistema di riscaldamento più efficiente. Conta sia un intervento sull’intero edificio sia quello limitato a una singola unità. Nel questionario gli edifici costruiti negli ultimi cinque anni sono classificati come caso non applicabile alla domanda sulla ristrutturazione: un’altra ragione per non trasformare il risultato in una classifica della qualità complessiva del patrimonio abitativo.
Il dato non dice quale classe APE abbia raggiunto la casa, quanto consumi o quale risparmio abbia prodotto il lavoro. Non registra una finestra sostituita prima del quinquennio osservato. Una casa può essere efficiente senza comparire tra quelle rinnovate di recente; una singola misura, al contrario, non garantisce un edificio efficiente. Eurostat misura la diffusione dichiarata degli interventi, non il loro esito tecnico.
Il confronto resta netto. Nei Paesi Bassi la quota arriva al 60,5%, in Danimarca al 34% e in Francia e Slovenia al 33,3%. In Italia proprietari e inquilini sono entrambi molto sotto le rispettive medie europee: il 2,8% dei proprietari dichiara un miglioramento contro il 26,9% nell’UE; tra gli inquilini le quote sono 1,7% e 16,7%. Per case e appartamenti il valore italiano è identico, 2,6%, mentre nell’Unione gli interventi sono segnalati più spesso nelle case.
Tra le persone italiane a rischio di povertà o esclusione sociale la quota è l’1,5%; tra chi non è a rischio è il 2,9%. Nell’UE i valori sono 17,4% e 25,6%. È un’associazione utile per capire chi raggiunge meno spesso una casa migliorata, non la prova che il reddito sia l’unica causa: proprietà, condominio, età dell’edificio, credito e incentivi possono sovrapporsi.
Una distanza da spiegare, non una causa già trovata
Eurostat osserva che le differenze tra Paesi e nel tempo possono riflettere in parte i programmi nazionali di sostegno. Non permette però di attribuire il 2,6% a un singolo bonus. Servirebbero dati amministrativi su lavori, abitazioni raggiunte, profondità delle ristrutturazioni e risparmi misurati, collegati con attenzione alla popolazione. Un’indagine sulle famiglie e un archivio di detrazioni descrivono universi diversi.
La finestra mobile di cinque anni lascia fuori gli interventi più vecchi e cambia con il calendario. Il risultato del 2025 fotografa chi riconosce almeno una misura nel periodo: non autorizza a dire che il restante 97,4% non abbia mai migliorato casa, che tutti gli edifici siano inefficienti o che nessun investimento pubblico abbia avuto effetto.
La procedura UE non consegna una scadenza a ogni casa
Il 15 luglio la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro tutti i 27 Stati membri, Italia compresa, perché non hanno comunicato il recepimento completo della direttiva aggiornata sulla prestazione energetica degli edifici entro il 29 maggio. Le lettere di costituzione in mora danno due mesi ai governi per rispondere e completare la notifica. È un passaggio tra Commissione e Stati: non è una multa inviata ai proprietari e non rende automaticamente obbligatorio un cantiere domestico.
Per il patrimonio residenziale la direttiva lavora prima di tutto sulla media nazionale. Chiede che il consumo medio di energia primaria dell’intero parco abitativo scenda almeno del 16% rispetto al 2020 entro il 2030 e del 20–22% entro il 2035; almeno il 55% della riduzione dovrà derivare dagli edifici che fanno parte del 43% peggiore per prestazione. Sono obiettivi che lo Stato deve tradurre in una traiettoria, strumenti e regole. Non assegnano dall’UE la stessa classe o la stessa data a ogni abitazione.
La direttiva prevede un passaporto di ristrutturazione, di norma volontario salvo diversa scelta nazionale, preparato da un esperto dopo un sopralluogo. Dovrebbe ordinare gli interventi per fasi e indicare tecnologie, costi, tempi, manutenzione e ritorno dell’investimento. Prevede anche sportelli unici e sostegno finanziario, con attenzione alle famiglie vulnerabili. La procedura di luglio mostra però che il quadro nazionale non può essere dato per completato leggendo il solo testo europeo.
Come usare il dato prima di aprire un cantiere
Per un proprietario, la prima verifica non è inseguire il 2,6% ma descrivere l’edificio reale. Servono l’APE disponibile e la documentazione dell’impianto, alcuni anni di consumi normalizzati per l’uso della casa, i punti di freddo o surriscaldamento, eventuali muffe e la composizione di pareti, tetto e serramenti. In condominio vanno aggiunti centrale termica, parti comuni, maggioranze necessarie e interventi già deliberati. Una stima seria separa il disagio percepito dalla prestazione misurabile.
Poi conta la sequenza. Cambiare il generatore prima di ridurre le dispersioni può portare a dimensionarlo per un fabbisogno destinato a scendere; sostituire soltanto i serramenti senza valutare ventilazione e ponti termici può spostare il problema dell’umidità. Un preventivo utile deve indicare stato iniziale, lavori inclusi, prestazione attesa, ipotesi di calcolo, manutenzione, tempi e responsabilità. Detrazioni e altri sostegni vanno verificati al momento della decisione sui portali ufficiali, non dati per certi da una pubblicità.
Per un inquilino il margine di intervento è diverso, ma il dato non è inutile. Si possono chiedere APE, informazioni sui lavori recenti, tipo di impianto e criteri di ripartizione dei costi; si possono documentare temperature, umidità e consumi e portare il problema al proprietario o all’amministratore. La direttiva chiede agli Stati di non lasciare sproporzionatamente fuori le abitazioni in affitto, proprio dove chi paga l’energia spesso non decide l’investimento.
Il numero italiano segnala una portata dichiarata molto bassa degli interventi recenti. Non spiega da solo perché, non misura ogni edificio e non ordina a qualcuno di ristrutturare domani. La sua utilità sta nel rendere visibile la distanza tra obiettivi e abitazioni raggiunte. Colmarla richiederà regole nazionali complete, sostegni accessibili e lavori progettati in sequenza; per la singola casa, la decisione comincia da un sopralluogo e dai dati di quel muro, finestra e impianto.
Nota editoriale. Informazione generale su statistiche abitative, efficienza energetica e quadro normativo europeo. Non costituisce diagnosi energetica, consulenza tecnica, fiscale o legale. Regole nazionali e regionali, requisiti condominiali, incentivi e procedure possono cambiare: prima di lavori o impegni economici verificare fonti ufficiali aggiornate e rivolgersi a professionisti qualificati.
Fonti
- Eurostat, “Energy efficiency upgrades at home for 24% of people”, 14 luglio 2026, consultato il 19 luglio 2026. Verificato: quota UE del 23,9%, dato italiano del 2,6%, estremi nazionali, divario per rischio di povertà e definizione sintetica degli interventi considerati.
- Eurostat, “Living conditions in Europe – energy efficiency in households”, dati estratti a giugno 2026 e consultati il 19 luglio 2026. Verificato: confronti per proprietà, affitto e tipo di edificio, popolazione coperta, natura EU-SILC del dato, finestra di cinque anni e limiti interpretativi.
- Eurostat, dataset ilc_enevh_01, aggiornato il 17 giugno 2026 e consultato il 19 luglio 2026. Verificato: valori italiani 2025 per risposta positiva, proprietari, inquilini, rischio di povertà o esclusione sociale e tipologia di edificio.
- Unione europea, Regolamento di esecuzione (UE) 2023/2527 sul modulo EU-SILC 2025 “Energia e ambiente”, consultato il 19 luglio 2026. Verificato: formulazione e categorie della variabile HC003A su isolamento, finestre e riscaldamento, periodo di riferimento e casi non applicabili.
- Commissione europea, “Commission takes action to ensure complete and timely transposition of EU directives”, INF/26/1380, 15 luglio 2026, consultato il 19 luglio 2026. Verificato: lettere a tutti i 27 Stati sulla direttiva EPBD, scadenza del 29 maggio, due mesi per rispondere e natura procedurale del passaggio.
- Unione europea, Direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia, testo vigente consultato il 19 luglio 2026. Verificato: traiettoria media residenziale al 2030 e 2035, quota degli edifici peggiori, sostegno sociale, passaporto di ristrutturazione e contenuti minimi.
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