BepiColombo ha lasciato il modulo MTM: cosa succede ora
La separazione è riuscita, ma la sonda non orbita ancora Mercurio. Il prossimo passaggio decisivo è il 21 novembre; la scienza con i due orbiter partirà nel 2027.

Il 3 settembre BepiColombo ha compiuto una manovra irreversibile e prevista: il Mercury Transfer Module, o MTM, si è separato dal resto della sonda. È una buona notizia perché quel modulo aveva concluso il proprio lavoro dopo quasi otto anni di viaggio. Non significa però che la missione europea e giapponese sia già in orbita attorno a Mercurio. Al momento del distacco, precisa l’ESA, il veicolo scientifico si trovava ancora a più di tre milioni di chilometri dal pianeta.
La distinzione è il cuore della notizia. La parola «arrivo» riassume una sequenza che dura mesi: liberarsi del modulo di crociera, correggere la traiettoria, farsi catturare dalla gravità di Mercurio, separare i due orbiter e portarli nelle rispettive orbite scientifiche. Solo il primo passaggio è confermato. L’inserimento orbitale resta previsto per il 21 novembre e la campagna scientifica coordinata non dovrebbe cominciare prima dell’aprile 2027.
Che cosa ha confermato davvero il controllo missione
La separazione non è stata osservata da una telecamera esterna. Il primo indizio è arrivato dal cambiamento Doppler del segnale radio: quando la velocità relativa fra sonda e stazione terrestre varia, cambia anche la frequenza ricevuta. È lo stesso principio che fa percepire diversamente il suono di una sirena in avvicinamento e in allontanamento. Quel segnale era coerente con due sezioni che avevano smesso di muoversi come un unico corpo.
La conferma più solida è giunta dopo, attraverso la telemetria ricevuta dalle antenne di spazio profondo dell’ESA a Cebreros, in Spagna, e Malargüe, in Argentina. Il veicolo rimasto ha attraversato una fase sicura, ha cambiato assetto, riconfigurato i sistemi e ristabilito il collegamento con la Terra. L’ESA ha indicato sistemi nominali e pannelli solari di MPO impegnati a caricare le batterie. È la prova del passaggio riuscito, non una garanzia sulle manovre che seguiranno.
Perché il modulo di viaggio doveva essere abbandonato
Il MTM era il «motore di lunga percorrenza» di BepiColombo. Forniva energia all’intero convoglio e usava quattro propulsori ionici alimentati a xeno. La spinta era molto più debole di quella di un motore chimico, ma poteva essere mantenuta a lungo e regolata con precisione. Insieme a nove sorvoli ravvicinati di Terra, Venere e Mercurio, questa propulsione ha permesso di modificare gradualmente l’energia orbitale senza consumare una quantità proibitiva di propellente.
Raggiungere il pianeta più vicino al Sole è infatti meno semplice di quanto suggerisca la distanza. Una sonda diretta verso l’interno del Sistema solare accelera sotto l’effetto della gravità solare; per restare attorno a Mercurio deve perdere abbastanza velocità da non oltrepassarlo. Dal lancio del 20 ottobre 2018, la missione ha percorso 9,9 miliardi di chilometri seguendo una traiettoria molto più lunga della distanza in linea retta.
La propulsione elettrica del MTM era stata spenta definitivamente il 15 giugno. Il modulo non possiede un proprio computer di bordo né un’antenna autonoma e, dopo il rilascio, resterà su un’orbita stabile attorno al Sole. Portarlo oltre avrebbe aggiunto massa e una configurazione ormai inutile. Ora l’orbiter europeo MPO alimenta il convoglio e il suo sistema di propulsione chimica deve eseguire le correzioni e la frenata necessarie per la cattura orbitale.
Le quattro date da tenere separate
- <strong>3 settembre 2026:</strong> separazione del MTM completata e confermata; è l’unica tappa di questo calendario già avvenuta.
- <strong>21 novembre 2026:</strong> inserimento previsto del veicolo composito in un’orbita legata a Mercurio.
- <strong>9-10 dicembre 2026:</strong> separazione prevista fra il Mercury Planetary Orbiter dell’ESA e Mio della JAXA.
- <strong>Aprile 2027:</strong> avvio previsto della fase scientifica, dopo la discesa di MPO verso la propria orbita e il collaudo degli strumenti.
Questo calendario evita due equivoci. La prima orbita raggiunta a novembre non sarà ancora la configurazione scientifica definitiva; inoltre MPO e Mio viaggiano ancora insieme, quindi non stanno già osservando Mercurio come due sonde indipendenti. Le date pubblicate descrivono il piano operativo corrente e possono essere aggiustate se navigazione, assetto o stato dei sistemi lo richiedono.
Perché la tappa riguarda da vicino l’Italia
La missione porta il nome di Giuseppe «Bepi» Colombo, matematico e astronomo padovano che contribuì a spiegare la risonanza fra rotazione e rivoluzione di Mercurio e sviluppò l’uso delle assistenze gravitazionali per l’esplorazione del pianeta. Il legame italiano non è soltanto storico. Secondo l’Agenzia Spaziale Italiana, quattro degli undici esperimenti a bordo di MPO hanno principal investigator italiani e sono finanziati dall’ASI.
SIMBIO-SYS riunisce camere e spettrometro per ricostruire morfologia, topografia e composizione della superficie. ISA è un accelerometro ad alta sensibilità; MORE userà la radioscienza per studiare campo gravitazionale, nucleo e relatività generale. SERENA osserverà particelle neutre e cariche per capire lo scambio fra superficie, esosfera, magnetosfera e vento solare. Questi strumenti non hanno ancora iniziato la campagna orbitale nominale: il loro momento arriverà dopo il completamento della sequenza di arrivo.
Due orbiter per domande che una sola sonda non basta a risolvere
MPO, costruito sotto la guida dell’ESA, è dedicato soprattutto a superficie, composizione e struttura interna di Mercurio. Mio, affidato alla JAXA, misurerà campo magnetico, plasma, onde e polvere nell’ambiente del pianeta. Collocare i due veicoli in orbite polari diverse consentirà osservazioni simultanee: un modo per distinguere ciò che nasce nel pianeta da ciò che cambia perché il vento solare investe una magnetosfera piccola e asimmetrica.
Per il lettore, la regola utile è semplice: ogni aggiornamento va associato al suo livello di prova. «Previsto» indica il calendario; un segnale Doppler è un indizio operativo; la telemetria e la determinazione dell’orbita permettono una conferma. Oggi si può dire che il modulo di trasferimento ha terminato il viaggio ed è stato rilasciato con successo. Non si può ancora dire che BepiColombo orbiti Mercurio nella configurazione finale o che i quattro strumenti italiani stiano già producendo i risultati della missione principale.
La formula più precisa, dunque, è meno trionfale ma più interessante: BepiColombo non è ancora arrivata, <strong>ha cominciato ad arrivare</strong>. Il prossimo verdetto importante non verrà da un’immagine spettacolare, ma dalla telemetria della frenata del 21 novembre e dalle verifiche che dovranno trasformare un unico convoglio in due osservatori attorno a Mercurio.
Nota editoriale. Stato della missione e fonti verificati l’8 settembre 2026 alle 13:11 UTC. Le tappe successive al distacco del MTM sono obiettivi operativi, non eventi già completati. L’immagine è un’illustrazione concettuale non in scala e non una fotografia della separazione.
Fonti
- ESA Operations, “BepiColombo begins Mercury arrival with MTM separation success”, 7 settembre 2026: fonte primaria per conferma del distacco, segnali Doppler e telemetria, distanza da Mercurio, funzione del MTM e prossime manovre
- ESA, BepiColombo Arrival Media Kit 2026: fonte primaria per architettura della missione, ruoli di MPO, Mio e MTM e calendario della fase scientifica
- Agenzia Spaziale Italiana, pagina missione BepiColombo, verificata l’8 settembre 2026: separazione riuscita del MTM, tappe di novembre e dicembre e quattro esperimenti con principal investigator italiani
- Agenzia Spaziale Italiana, “Mercurio si avvicina”, 3 settembre 2026: dettaglio istituzionale su SIMBIO-SYS, ISA, MORE e SERENA e sul contributo scientifico e industriale italiano
- JAXA/ISAS, missione Mercury Magnetospheric Orbiter Mio, verificata l’8 settembre 2026: ruolo di Mio, obiettivi su magnetosfera e plasma, cooperazione con ESA e origine del nome BepiColombo
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