Hubble aspetta Athena: la stessa supernova, non una nuova esplosione
Dopo 200.000 orbite, il telescopio sorveglia una supernova che potrebbe riapparire entro l’inizio di marzo 2027. Il ritardo della luce può aiutare a misurare l’espansione dell’universo.

Una stella non deve esplodere due volte per mostrare due volte la propria fine. È questa la distinzione da tenere a mente nella nuova attesa di Hubble: il telescopio spaziale sta osservando una regione di cielo per cercare la ricomparsa della supernova Athena. Non un’altra esplosione, ma altra luce dello stesso evento, che può raggiungerci dopo aver seguito un percorso diverso attraverso l’universo.
La NASA ha raccontato il programma il 23 settembre, in un comunicato aggiornato il giorno seguente. L’occasione è il traguardo delle 200.000 orbite attorno alla Terra, raggiunto da Hubble il 19 settembre 2026. Ma il punto scientifico guarda avanti: Athena, scoperta dal telescopio James Webb nel 2025, potrebbe riapparire tra questo settembre e l’inizio di marzo 2027. Il comunicato annuncia la ricerca, non il suo esito.
La luce non arriva tutta dalla stessa strada
Tra noi e la sorgente lontana si trova l’ammasso di galassie MACS J0417. La sua massa curva lo spazio-tempo e modifica il cammino della luce che passa nella regione. È il fenomeno della lente gravitazionale: un oggetto molto massiccio può ingrandire, deformare e moltiplicare le immagini di ciò che si trova più lontano, alle sue spalle.
Il paragone con una lente aiuta, purché non lo si prenda alla lettera. Non c’è un vetro sospeso tra le galassie. È la gravità a deviare la luce. Inoltre, le diverse immagini non devono necessariamente arrivare insieme: i percorsi e i ritardi gravitazionali possono farci osservare lo stesso evento a distanza di mesi o anni.
Per Athena, dunque, la parola “ritorno” descrive ciò che potrebbe apparire nelle immagini del telescopio, non un riavvolgimento della vita della stella. È come ricevere, in momenti diversi, messaggi partiti dalla medesima sorgente. L’analogia serve a capire l’attesa; non significa che la luce venga conservata nell’ammasso e poi rilasciata a comando.
Che cosa sappiamo, e che cosa resta previsto
I fatti confermati nell’annuncio sono la scoperta di Athena con Webb nel 2025, il monitoraggio della regione da parte di Hubble e il ruolo di MACS J0417 come lente. La finestra fino all’inizio di marzo 2027 è invece una previsione. Non va trasformata né in un appuntamento con giorno e ora né nella certezza che il segnale sia già stato ritrovato.
Anche la fotografia diffusa dalla NASA va letta con questa cautela. Mostra il campo dell’ammasso, con il gruppo più evidente a sinistra del centro, ed è presentata come parte delle osservazioni ripetute per cercare la ricomparsa. Non è, per il solo fatto di accompagnare l’annuncio, una fotografia che certifica il ritorno di Athena.
Per chi segue la notizia dall’Italia, la distinzione pratica è fra un programma di ricerca e un evento già osservato. L’indicazione temporale non basta per ricavarne un appuntamento di osservazione da casa. Il prossimo aggiornamento davvero significativo sarà un risultato delle misure, con una spiegazione di ciò che è stato rilevato e delle relative incertezze.
Un ritardo può diventare una misura
Perché dedicare tempo a una luce che gli astronomi hanno già visto? Perché il suo ritardo porta informazioni. Secondo la NASA, misurare i tempi delle ricomparse di Athena può aiutare a ricostruire la massa di MACS J0417 e ad affinare la conoscenza del tasso di espansione dell’universo. Non conta soltanto individuare un punto luminoso: conta confrontare quando appare con ciò che prevedono i modelli della lente.
La distribuzione della materia nell’ammasso è parte del problema, non un dettaglio decorativo. Le spiegazioni della NASA ricordano che molta della massa responsabile di queste lenti è materia oscura, che non osserviamo direttamente come le galassie luminose. Le deformazioni della luce aiutano a ricostruirne la distribuzione; a sua volta, una descrizione accurata della lente permette di interpretare meglio i ritardi.
Qui entra in gioco la costante di Hubble, il parametro che descrive il rapporto tra distanza e velocità di allontanamento delle galassie nell’espansione cosmica attuale. Il nome richiama l’astronomo Edwin Hubble, come quello del telescopio. Non significa che basti una nuova immagine per fissare definitivamente il valore del parametro.
La tensione cosmologica non è già risolta
I diversi modi di stimare l’espansione non restituiscono risultati pienamente concordi. Le misure basate su distanze di stelle e supernove nell’universo vicino e quelle ricavate dalla radiazione cosmica di fondo, interpretata attraverso un modello cosmologico, lasciano una discrepanza nota come tensione di Hubble. La NASA la descrive ancora come un problema aperto.
Athena può contribuire a questo lavoro, ma “può aiutare” non equivale a “ha risolto”. Prima occorrono osservazioni utili, poi un’analisi dei tempi, della lente e delle incertezze. Presentare l’attesa come prova di una nuova fisica significherebbe saltare proprio i passaggi che rendono interessante la ricerca.
Il precedente di Refsdal, senza confondere le due storie
Esiste un precedente concreto. L’ESA ricorda che l’11 dicembre 2015 Hubble osservò una ricomparsa della supernova Refsdal, prevista mediante modelli di un altro ammasso. Le immagini multiple e il ritorno permisero di mettere alla prova le ricostruzioni della distribuzione della massa. È un caso storico, non una conferma anticipata per Athena: cambiano sorgente, lente e dati.
Il traguardo delle orbite racconta così qualcosa di più della longevità di un telescopio. Dopo oltre 36 anni nello spazio, Hubble continua a tornare sugli stessi campi e a osservare nell’ultravioletto e nel visibile, completando le capacità degli altri osservatori. In questa storia il valore non sta nella promessa di uno spettacolo immediato, ma nella pazienza del confronto: aspettare altra luce, misurarne l’arrivo e verificare se la previsione regge.
Nota editoriale. Fonti verificate il 26 settembre 2026. La finestra per Athena è una previsione osservativa, non una data certa né la conferma di una ricomparsa.
Fonti
- NASA Hubble Mission Team, 23 settembre 2026, aggiornato il 24: 200.000 orbite, scoperta di Athena, finestra prevista e osservazioni di MACS J0417
- NASA, Gravitational Lenses: deviazione della luce, immagini multiple, ritardi e distribuzione della materia; consultato il 26 settembre 2026
- NASA, The Hubble Constant and Hubble Tension: espansione e discrepanza tra metodi di misura; consultato il 26 settembre 2026
- ESA/Hubble, Caught in the act, 16 dicembre 2015: precedente storico della ricomparsa prevista di Refsdal, osservata l’11 dicembre 2015
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