Epatiti B e C: l’Europa resta fuori rotta per il 2030
Le infezioni infantili da virus B sono quasi azzerate, ma milioni di persone non sanno di avere un’infezione cronica. Vaccinazione, test e accesso alle cure avanzano in modo diseguale.

Il risultato più incoraggiante arriva dai bambini: nella Regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità la prevalenza stimata dell’epatite B cronica sotto i cinque anni è scesa allo 0,06%, al di sotto della soglia globale dello 0,1%. Il risultato meno rassicurante riguarda chi è già adulto e spesso non sa di convivere con un’infezione. I nuovi dati pubblicati il 28 luglio da OMS ed ECDC dicono entrambe le cose: l’eliminazione è possibile, ma l’Europa non è sulla traiettoria necessaria per centrare tutti gli obiettivi del 2030.
Non manca la tecnologia. Esiste un vaccino sicuro ed efficace contro il virus B; per il virus C non c’è un vaccino, ma gli antivirali ad azione diretta possono guarire oltre il 95% delle persone trattate. L’epatite B cronica può essere controllata con antivirali quando indicati, spesso per periodi molto lunghi. Il collo di bottiglia è portare prevenzione, diagnosi e cura alle persone giuste prima che cirrosi o tumore del fegato rendano visibile un’infezione rimasta silenziosa.
Due mappe europee, numeri diversi
Le cifre OMS ed ECDC non sono in contraddizione, perché descrivono territori diversi. La Regione europea dell’OMS comprende 53 Paesi, dall’Atlantico all’Asia centrale. In questo perimetro si stimano 9,7 milioni di persone con epatite B cronica e 5,6 milioni con epatite C. Le nuove infezioni B sarebbero diminuite del 54% dal 2015 e quelle C del 28%; nello stesso decennio il numero di persone che convivono con HCV è sceso del 29% e la mortalità collegata del 33%.
ECDC osserva invece i 30 Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo. Qui stima circa cinque milioni di persone con epatite B o C cronica e quasi 60.000 morti l’anno per malattie del fegato associate alle due infezioni. Usare i 15,3 milioni dell’OMS come se fossero un dato dell’UE gonfierebbe il denominatore; usare i cinque milioni ECDC per tutta la Regione europea lo ridurrebbe. Il confronto corretto mantiene visibile il confine geografico.
Il divario più netto indicato dall’OMS riguarda l’epatite B: nella Regione europea soltanto il 23% delle persone stimate con l’infezione ha ricevuto una diagnosi e appena il 4,2% di quelle diagnosticate risulta in trattamento. Sono stime regionali, non percentuali italiane. Mostrano però perché un calo delle nuove infezioni non chiuda il problema delle infezioni contratte anni fa e ancora sconosciute.
La prevenzione funziona, ma non con la stessa copertura
Il successo più solido nell’UE/SEE è la trasmissione del virus B dalla madre al bambino. Tutti i Paesi prevedono lo screening in gravidanza; nei Paesi con dati disponibili la trasmissione verticale è sotto il 2%. Ventisette hanno un programma universale di vaccinazione infantile contro HBV. Solo nove, però, hanno raggiunto il target OMS del 95% per il ciclo completo. Un programma esistente e una copertura sufficiente non sono la stessa cosa.
Per l’epatite C il principale percorso noto nei dati europei resta l’esposizione a sangue attraverso l’uso iniettivo di droghe. Gli interventi di riduzione del danno comprendono materiale sterile e trattamento con agonisti oppioidi. ECDC rileva che soltanto sette Paesi raggiungono il target per la distribuzione di siringhe sterili e quindici quello per il trattamento agonista. Non è una questione marginale: nei casi HCV del 2024 con via di trasmissione conosciuta, l’uso iniettivo rappresentava il 48% delle infezioni acute e il 70% delle croniche.
Le notifiche non contano tutte le persone infette
Nel 2024 i sistemi europei hanno registrato 37.605 casi di epatite B in 30 Paesi e 28.540 casi di epatite C in 29. Non sono il numero di tutte le persone che convivono con i virus. Comprendono diagnosi acute, croniche e casi di stadio indeterminato; dipendono da test, definizioni e flussi nazionali. Per molte variabili, compresa la via di trasmissione, mancano informazioni. ECDC avverte quindi che un aumento delle notifiche può riflettere più test o un migliore invio dei dati, non necessariamente più nuove infezioni.
La distinzione conta anche in Italia. Il sistema SEIEVA dell’Istituto superiore di sanità ha ricevuto nel 2025 148 segnalazioni di epatite B acuta, contro 189 nel 2024, e 51 di epatite C acuta, contro 60. È un calo utile, ma non misura il serbatoio cronico non diagnosticato. Le infezioni B e C possono restare senza sintomi per anni; aspettare ittero, stanchezza o dolore significa affidarsi a segnali che possono comparire tardi o non essere specifici.
Che cosa cambia per un lettore italiano
Nel comunicato per la Giornata mondiale, l’ISS invita ad aderire allo screening, cogliere le occasioni di diagnosi precoce ed eseguire il test almeno una volta nella vita. Non significa che ogni persona debba ordinare da sola lo stesso pannello. Per l’epatite C un test per gli anticorpi indica un contatto avvenuto nel tempo; se è reattivo, la ricerca dell’RNA serve a stabilire se il virus è ancora presente. Per l’epatite B esistono antigeni e anticorpi diversi, da scegliere e interpretare in base alla storia clinica e vaccinale.
Il primo controllo pratico è ricostruire la vaccinazione contro l’epatite B. In Italia la legge 165 del 1991 l’ha resa obbligatoria per tutti i nuovi nati nel primo anno di vita, ma l’anno di nascita non dimostra da solo che il ciclo sia stato completato. Certificato vaccinale, fascicolo sanitario, medico di famiglia e servizio vaccinale possono aiutare a verificare. Per chi ha avuto possibili esposizioni a sangue, procedure non sicure, uso condiviso di strumenti taglienti o altri fattori di rischio, la scelta del test va discussa senza attendere sintomi.
Un risultato reattivo non è una colpa né una diagnosi da interpretare online. Richiede conferma e collegamento a un percorso: per HCV la terapia può eliminare il virus nella grande maggioranza dei casi; per HBV valutazione e monitoraggio stabiliscono chi necessita di trattamento. L’ISS riferisce inoltre che il Piano nazionale su epatiti virali, HIV e infezioni sessualmente trasmesse è ancora in approvazione presso la Conferenza Stato-Regioni. È una direzione di lavoro, non un nuovo servizio uniforme già attivo ovunque.
Il traguardo 2030 non si allontana perché manchi una scoperta miracolosa. Si allontana nello spazio fra un vaccino disponibile e una dose non ricevuta, fra un’infezione silenziosa e un test non eseguito, fra una diagnosi e una cura non iniziata. I dati europei mostrano che questi passaggi possono funzionare. La verifica decisiva, adesso, è se riescano a raggiungere anche chi non compare ancora in nessuna statistica.
Nota editoriale. Informazione sanitaria generale su prevenzione, screening e cura delle epatiti virali. Non sostituisce una valutazione medica né indica quali esami debba eseguire una singola persona. Vaccinazioni, test, conferme diagnostiche e trattamenti dipendono da storia, rischio e indicazioni aggiornate: rivolgersi al medico o ai servizi sanitari competenti.
Fonti
- ECDC, “World Hepatitis Day 2026: Despite progress towards eliminating hepatitis in Europe, gaps in prevention measures keep 2030 targets out of reach”, 28 luglio 2026. Fonte primaria: stime UE/SEE, mortalità, copertura vaccinale, riduzione del danno e trasmissione verticale.
- ECDC, “Prevention of hepatitis B and C in the European Union and European Economic Area, 2026”, 28 luglio 2026. Rapporto di monitoraggio primario: programmi vaccinali, screening in gravidanza, siringhe sterili, trattamento agonista e limiti dei dati.
- ECDC, “Hepatitis B – Annual Epidemiological Report for 2024”, 28 luglio 2026. Fonte primaria: 37.605 notifiche, stadio delle infezioni, andamento e incompletezza delle variabili.
- ECDC, “Hepatitis C – Annual Epidemiological Report for 2024”, 28 luglio 2026. Fonte primaria: 28.540 notifiche, quota attribuita all’uso iniettivo e limiti di comparabilità.
- OMS Europa, “World Hepatitis Day 2026: progress made against hepatitis in Europe, but millions still miss out on diagnosis and treatment”, 28 luglio 2026. Fonte primaria per stime della Regione europea, trend 2015-2024 e divario diagnosi-trattamento.
- OMS, “Hepatitis B”, scheda aggiornata il 28 luglio 2026. Verificati trasmissione, infezioni asintomatiche, prevenzione vaccinale e trattamento dell’infezione cronica.
- OMS, “Hepatitis C”, scheda aggiornata il 28 luglio 2026. Verificati diagnosi in due passaggi, assenza di vaccino e tasso di cura superiore al 95% con antivirali diretti.
- Istituto superiore di sanità, “Giornata mondiale delle epatiti”, 28 luglio 2026. Fonte primaria italiana: invito al test, attività di sorveglianza e stato ancora in approvazione del Piano nazionale.
- Istituto superiore di sanità, “Nel 2025 in calo i casi di epatite B e C, forte crescita per la A”, pubblicato il 26 marzo e aggiornato il 15 giugno 2026. Fonte SEIEVA per le notifiche acute italiane B e C.
- ISSalute, “Vaccino antiepatite B”, aggiornato il 28 febbraio 2020. Fonte istituzionale per l’obbligo introdotto dalla legge 165/1991 per i nuovi nati.
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