Betelgeuse B emerge dal bagliore: l’indizio più forte
SPHERE sul VLT ha isolato una sorgente nella posizione prevista. Il segnale è robusto, ma una seconda epoca deve ancora mostrare che la stella orbita davvero la supergigante.

Accanto a una delle stelle più osservate del cielo è comparso un punto che per un secolo era rimasto nascosto nel suo bagliore. Un gruppo guidato da Miguel Montargès ha usato lo strumento SPHERE del Very Large Telescope dell’ESO per isolare una sorgente a poco più di 52 milliarcosecondi da Betelgeuse. Posizione, luminosità e momento dell’osservazione coincidono con le previsioni per Betelgeuse B, la compagna proposta per spiegare un lento ciclo della supergigante rossa.
È l’evidenza osservativa più forte finora, ma non ancora l’ultima parola. Lo studio, pubblicato su Astronomy & Astrophysics, parla prudentemente di “candidata”: un solo fotogramma orbitale non dimostra che il punto sia gravitazionalmente legato a Betelgeuse. La differenza rispetto agli indizi precedenti sta nella robustezza del segnale e nel fatto che due tecniche di elaborazione indipendenti ritrovano la sorgente nello stesso posto.
Un punto a 52 milliarcosecondi
Le immagini furono raccolte il 6 dicembre 2024 con SPHERE-ZIMPOL, quando i modelli indicavano la massima separazione apparente. Gli astronomi osservarono nel visibile e sfruttarono la rotazione del campo e due bande spettrali vicine alla riga dell’idrogeno H-alfa per distinguere una sorgente reale dai residui prodotti dall’enorme luminosità di Betelgeuse. Non usarono un coronografo: la stella principale fu sottratta durante l’analisi.
Il metodo PACO ASDI rileva la candidata a 6,1 sigma; una riduzione separata basata sull’analisi delle componenti principali la ritrova a circa 5,1 sigma. La misura più precisa colloca il punto a 52,32 ± 0,18 milliarcosecondi e a un angolo di posizione di 117,12 gradi. Compare nel filtro di continuo vicino a H-alfa, ma non nel filtro stretto centrato sulla riga: un dettaglio coerente, secondo gli autori, con una giovane stella di sequenza principale priva di forte emissione H-alfa.
Tradurre quella distanza angolare in chilometri è meno semplice di quanto sembri, perché persino la distanza di Betelgeuse resta difficile da misurare: la sua superficie convettiva è grande e irregolare abbastanza da disturbare l’astrometria. Adottando 168 parsec, lo studio ricava una separazione proiettata minima di circa 8,8 unità astronomiche e un periodo orbitale minimo vicino a sei anni. Con stime della distanza maggiori, entrambi i valori crescerebbero.
Dal ciclo di sei anni all’immagine
Betelgeuse non varia con un solo ritmo. Oltre alle pulsazioni di alcune centinaia di giorni, la sua luce, la velocità radiale e la posizione mostrano un periodo secondario lungo di circa 2.200 giorni. Nel 2024 due gruppi rianalizzarono decenni di misure e conclusero che una compagna debole in orbita era la spiegazione più coerente. I loro calcoli indicavano anche dicembre 2024 come finestra favorevole, con la sorgente più lontana dal disco della supergigante nella proiezione sul cielo.
Gemini North osservò proprio allora una possibile stella a 52 milliarcosecondi e 115 gradi, quasi nello stesso punto. Il risultato pubblicato nel 2025 aveva però una significatività di appena 1,5 sigma: suggestivo perché combaciava con molte previsioni, ma troppo debole per reggersi da solo. SPHERE alza il segnale oltre la soglia normalmente usata per una rilevazione robusta e lo recupera con due elaborazioni diverse.
Rimane una verifica decisiva: il moto. Una nuova osservazione deve ritrovare Betelgeuse B dove l’orbita la porta, preferibilmente dall’altro lato della stella dopo circa mezzo periodo. Un oggetto di fondo resterebbe invece su una traiettoria diversa rispetto al moto proprio di Betelgeuse. Gli studi precedenti giudicano molto improbabile una sovrapposizione casuale, ma seguire la sorgente nel tempo è ciò che trasforma una coincidenza spaziale in un sistema binario misurato.
Che tipo di stella sarebbe
Il nuovo lavoro stima la natura della candidata confrontandone la luce con modelli stellari e assumendo che sia nata insieme a Betelgeuse, circa 8-10,5 milioni di anni fa. Il risultato è una stella fra 2,6 e 3,1 masse solari, di tipo spettrale approssimativo B8,5-B9,5, appena arrivata sulla sequenza principale. Sarebbe più massiccia e luminosa di quanto ipotizzato nei primi modelli, pur restando sommersa dal contrasto con la supergigante.
La stima non va trasformata in un’identità definitiva. Polvere distribuita in modo irregolare può attenuare la candidata; la distanza del sistema è incerta e la misura riguarda una sola banda. Il precedente studio Gemini ricavava una massa più vicina a 1,6 volte quella solare, con limiti ampi. Non sono valori da mediare: nascono da filtri, sensibilità e assunzioni differenti. Nuovi colori e nuove posizioni orbitali serviranno a restringere il quadro.
Per chi guarda Orione da casa, la scoperta non aggiunge un secondo puntino visibile accanto a Betelgeuse. Cinquantadue milliarcosecondi sono una separazione minuscola e il contrasto con la supergigante è estremo; persino telescopi da otto metri hanno richiesto ottica adattiva, migliaia di immagini e mesi di elaborazione. L’occhio continuerà a vedere una sola stella rossastra sulla spalla di Orione.
Non è un conto alla rovescia per la supernova
La presenza probabile di una compagna non significa che Betelgeuse stia per esplodere. Il grande calo di luminosità del 2019-2020, spesso associato online a una supernova imminente, fu spiegato dalle osservazioni del VLT con una nube di polvere formata dopo un’espulsione di materiale. Il nuovo studio riapre invece una domanda più lenta: quanto una stella vicina possa modellare vento, polvere, rotazione ed evoluzione di una supergigante rossa.
La risposta potrebbe andare oltre questo singolo sistema. Circa un quarto o un terzo delle supergiganti rosse osservate mostra periodi secondari lunghi; se in altri casi quei cicli conducessero a compagne, diventerebbero un nuovo modo per censire binarie difficili da vedere. Per Betelgeuse, il punto azzurro nel bagliore arancione è ormai un candidato molto solido. La misura che conta adesso non è quanto sia spettacolare l’immagine, ma dove quel punto ricomparirà.
Fonti
- Montargès et al., “VLT/SPHERE imaging of the candidate companion of Betelgeuse”, Astronomy & Astrophysics, ricevuto il 20 maggio, accettato il 19 giugno e pubblicato il 28 luglio 2026. Studio primario per dati SPHERE, significatività, astrometria, stima della massa e limiti della conferma.
- European Southern Observatory, “Astronomers find strongest evidence yet that Betelgeuse has a companion”, 28 luglio 2026. Fonte istituzionale per il contesto della rilevazione, lo strumento e la necessità di nuove osservazioni.
- Howell et al., “The Probable Direct-imaging Detection of the Stellar Companion to Betelgeuse”, The Astrophysical Journal Letters 988 L47, 24 luglio 2025. Studio primario per il precedente segnale Gemini a 1,5 sigma.
- MacLeod et al., “Radial Velocity and Astrometric Evidence for a Close Companion to Betelgeuse”, The Astrophysical Journal 978, 50, 24 dicembre 2024. Studio primario per velocità radiale, astrometria e periodo di 5,78 anni.
- Goldberg, Joyce e Molnár, “A Buddy for Betelgeuse: Binarity as the Origin of the Long Secondary Period in α Orionis”, The Astrophysical Journal 977, 35, 29 novembre 2024. Studio primario per il modello binario e la finestra di massima elongazione.
- Montargès et al., “A dusty veil shading Betelgeuse during its Great Dimming”, Nature 594, 365-368, 16 giugno 2021. Studio primario per l’interpretazione del calo 2019-2020 come oscuramento da polvere.
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